1.Homo sum.
Ecco il primo messaggio che arriva dalla figura del Premier: "io sono uno di voi". A Silvio piacciono i soldi, le donne, il calcio e le barzellette. Ascoltare un comizio del Popolo delle libertà è un po' come andare in pizzeria dopo il derby. Silvio è uno di noi. Di giorno ci spiega i valori della Chiesa e di sera impazza il Bungabunga. Ha avuto una carriera leggendaria ma con qualche chiaroscuro (e chi di noi non ha qualche chiaroscuro nella sua vita?). è spontaneo fino a scadere nel volgare (e chi di noi non lo fa?). è indagato dai magistrati, ma lui è più simpatico di loro (e poi l'imputato è meglio del giudice, un po' come il barista è meglio del finanziere, o no?). Se Catullo aveva incarnato il dilemma del sentimento umano con la formula dell' "Odi et amo", Silvio l'ha saputa sfruttare nel migliore dei modi. D'altra parte gli italiani lo insultano in settimana e lo votano nel week end, un po' come una ragazza che la sera si trova nel letto quello che la mattina stessa apostrofava come bastardo senza cuore.
2.Ego te absolvo.
Passiamo al secondo punto. Se cinquecento anni fa il peccatore comprava un'indulgenza, adesso basta ricordarsi ogni tanto di parlar bene della Chiesa per sentirsi assolti dai peccati capitali commessi in settimana. A rincarare la dose, poi, certe realtà vengono a galla anche dalle ipostasi del soglio pontificio ed ecco che improvvisamente neanche gli uomini di chiesa sono così casti e puri come di penserebbe. E allora il meccanismo mentale scatta da sé: "ma se lo fanno persino i preti..?". è in questo modo che, al contrario di quanto avrebbe voluto San Paolo, la colpa non viene rimessa, ma il peccato sparisce. Non è una vera e propria assoluzione ma sembra funzionare meglio, è uno sgrassatore di coscienza ceduto col 3x2. Al premier questo non è sfuggito e se la sera si porta le ragazze a casa, di giorno elogia i valori della Chiesa e se alla fine, anche lui, proprio lui, nientemeno che lui, commette qualche peccatuccio carnale, beh, allora siamo assolti tutti. Non siamo mica santi, direbbe il luminoso presidente, e chi è senza peccato annulli la prima scheda.
3.Divide et impera.
Qua si scade nel banale ma come fingere indifferenza davanti ad un così magistrale applicazione di un motto che non conosce origini? (in realtà sono io che non ne conosco le origini). Da una parte è l'opposizione, ormai per antonomasia, a dividersi da sé e a farsi dominare; e dall'altra è il popolo che non conosce unità o coesione. Ma ecco che si riconosce, nell'opera di Silvio, un nuovo principio di divisione del Sacro Italiano Impero Mediatico: è il Premier stesso la fonte di ogni divisione. L'opposizione si divide su "come va attaccato il Premier" e il popolo su "come va biasimato". E così lui spartisce, e domina.
4.De duobus malis…
…minus est eligendum. E tra i due mali, l'alternativa di centrosinistra si sta rilevando davvero poco interessate. Con una divisione insanata, come si è notato prima, col ricordo di Prodi (eletto nel 1996 e 2006, silurato nel 1998 e 2008), con coalizioni attaccabrighe, con pareri indistinti, con comportamenti ipocriti e con l'ancora palese ascendenza comunista. B. lo sa bene, e si presenta come l'alternativa concreta e gli italiani, si sa, sono pragmatici e se si commuovono all'idea di una nazione multicolore poi votano per il contrasto all'immigrazione.