giovedì 29 settembre 2011

RAGIONEVOLI CONSIDERAZIONI


Il premier scelto dagli elettori va rispettato. Ma la premiership , consacrata dal voto popolare, deve essere esercitata meritandosela ogni giorno, proprio per rispettare la volontà di quegli elettori. Il governo, però, rischia di dissolversi e di avvitarsi nei suoi errori. Bossi è stato sin troppo esplicito, purtroppo tra l'ennesimo gestaccio e l'ennesima pernacchia: così non si può andare avanti fino al 2013. L'elettorato di centrodestra è deluso e frastornato. I suoi capi devono comprenderne gli umori e i malumori, e non rinchiudersi nell'ultima trincea, bollando come tradimento e diserzione ogni barlume di ragionevolezza.
La ragionevolezza dice che il conforto dei ripetuti voti parlamentari di fiducia non è più in grado di nascondere la debolezza oramai macroscopica di un governo che certo ha appena avuto il merito di varare una manovra economica di dimensioni gigantesche, ma che appare ogni giorno di più assente, risucchiato in una logica di autodifesa, appiattito e svuotato nello scontro incandescente tra il suo leader e la magistratura. La sua credibilità ne risulta fortemente intaccata. E forse i primi a non credere alle loro parole e ai loro proclami sono proprio i suoi esponenti di spicco che parlano di riforme da fare, ma sanno che certamente non saranno fatte da qui al 2013. Per questo l'abulia politica del premier rischia di contagiare tutto lo schieramento che lo sostiene. Impedendo allo stesso centrodestra di immaginare un futuro politico che, oramai appare chiarissimo, non potrà più riconoscere come suo leader eterno la personalità di Silvio Berlusconi, trascinante in un quindicennio che lo ha visto protagonista assoluto ma che sembra aver irrevocabilmente imboccato il viale del tramonto.
L'opinione pubblica del centrodestra non ha torto quando sente un eccesso persecutorio, il modo accanito con cui una magistratura ossessionata dalla figura di Berlusconi sogna una spallata politica che si fa forte di una montagna di oltre centomila intercettazioni (un'enormità) per minare la stessa reputazione politica e personale del premier, prima ancora che la verità giudiziaria sia accertata. Ma è nell'interesse dello stesso centrodestra che la fine di un'esperienza politica di oltre diciassette anni non assomigli allo sprofondamento di un regime asserragliato nel palazzo del capo, in una spirale di auto-emarginazione destinata ad annientare ogni possibilità di rinascita con una nuova leadership e una nuova classe dirigente.
Hanno ragione a dire che non può essere la magistratura l'istituzione abilitata a far cadere i governi. Ma una politica responsabile è anche quella che sa imboccare tempestivamente un'altra strada prima di ingaggiare una guerriglia di resistenza pur di non prendere atto di una situazione di disagio che lo stesso Bossi ieri ha impietosamente fotografato. Scelga il centrodestra la formula giusta e gli uomini più rappresentativi per chiudere un capitolo della storia politica italiana e per aprirne un altro in cui il suo elettorato possa riconoscersi. Per promuovere una transizione politica e non per subire un diktat giudiziario. Nell'interesse di tutti, ma anche di un centrodestra che rischia di finire nel discredito e nella mancanza di una leadership sempre più incapace, oramai, di onorare gli impegni presi nel 2008.

giovedì 7 aprile 2011

IL PREMIER SPIEGATO A MIO FIGLIO


Che poi, dico io, se mio figlio non me l'ha chiesto, perché dovrei mettermi a spiegarglielo? Forse perché in Italia, e fuori, ormai ognuno ha la sua opinione sul Cavaliere e quella è l'opinione giusta. Il dialogo è morto (che novità..). Sarebbe bello esporre delle opinioni sul nostro presidente che siano, come prima qualità, discutibili. Non solo una serie interminabile di luoghi comuni e di fastidiosi "giàsentitodire" che non portano da nessuna parte; non so, magari un paio di considerazioni fatte per far venire voglia di pensarci o di parlarne. Qui sarebbe un ipotetico "mio figlio" la persona giusta a cui parlarne. Qualcuno che abbia voglia di discutere e di chiedersi dieci volte di seguito perché. Qualcuno che rinunci ancora volentieri alla propria idea per una nuova visione del mondo. Giusto un paio di idee, venute senza neanche pensarci troppo, per vedere se qualcuno può essere d'accordo e se qualcun altro vuole dirsi contrario. Dunque, quello che vorrei chiedermi io è: quali sono le doti di Silvio? Certo sul fatto che sia un grande comunicatore con un'innaturale senso degli affari, questo lo sappiamo tutti. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani non conosce l'uomo nell'ombra di quel sorriso ma solo la facciata ben architettata che ha abilmente costruito. Quindi è proprio di questa facciata che vorrei parlare, perché è quella che, alle scorse elezioni, la maggioranza degli italiani ha votato come la migliore. Quindi: quali doti appaiono sulla facciata-Silvio.

1.Homo sum.
Ecco il primo messaggio che arriva dalla figura del Premier: "io sono uno di voi". A Silvio piacciono i soldi, le donne, il calcio e le barzellette. Ascoltare un comizio del Popolo delle libertà è un po' come andare in pizzeria dopo il derby. Silvio è uno di noi. Di giorno ci spiega i valori della Chiesa e di sera impazza il Bungabunga. Ha avuto una carriera leggendaria ma con qualche chiaroscuro (e chi di noi non ha qualche chiaroscuro nella sua vita?). è spontaneo fino a scadere nel volgare (e chi di noi non lo fa?). è indagato dai magistrati, ma lui è più simpatico di loro (e poi l'imputato è meglio del giudice, un po' come il barista è meglio del finanziere, o no?). Se Catullo aveva incarnato il dilemma del sentimento umano con la formula dell' "Odi et amo", Silvio l'ha saputa sfruttare nel migliore dei modi. D'altra parte gli italiani lo insultano in settimana e lo votano nel week end, un po' come una ragazza che la sera si trova nel letto quello che la mattina stessa apostrofava come bastardo senza cuore.

2.Ego te absolvo.
Passiamo al secondo punto. Se cinquecento anni fa il peccatore comprava un'indulgenza, adesso basta ricordarsi ogni tanto di parlar bene della Chiesa per sentirsi assolti dai peccati capitali commessi in settimana. A rincarare la dose, poi, certe realtà vengono a galla anche dalle ipostasi del soglio pontificio ed ecco che improvvisamente neanche gli uomini di chiesa sono così casti e puri come di penserebbe. E allora il meccanismo mentale scatta da sé: "ma se lo fanno persino i preti..?". è in questo modo che, al contrario di quanto avrebbe voluto San Paolo, la colpa non viene rimessa, ma il peccato sparisce. Non è una vera e propria assoluzione ma sembra funzionare meglio, è uno sgrassatore di coscienza ceduto col 3x2. Al premier questo non è sfuggito e se la sera si porta le ragazze a casa, di giorno elogia i valori della Chiesa e se alla fine, anche lui, proprio lui, nientemeno che lui, commette qualche peccatuccio carnale, beh, allora siamo assolti tutti. Non siamo mica santi, direbbe il luminoso presidente, e chi è senza peccato annulli la prima scheda.

3.Divide et impera.
Qua si scade nel banale ma come fingere indifferenza davanti ad un così magistrale applicazione di un motto che non conosce origini? (in realtà sono io che non ne conosco le origini). Da una parte è l'opposizione, ormai per antonomasia, a dividersi da sé e a farsi dominare; e dall'altra è il popolo che non conosce unità o coesione. Ma ecco che si riconosce, nell'opera di Silvio, un nuovo principio di divisione del Sacro Italiano Impero Mediatico: è il Premier stesso la fonte di ogni divisione. L'opposizione si divide su "come va attaccato il Premier" e il popolo su "come va biasimato". E così lui spartisce, e domina.

4.De duobus malis…
…minus est eligendum. E tra i due mali, l'alternativa di centrosinistra si sta rilevando davvero poco interessate. Con una divisione insanata, come si è notato prima, col ricordo di Prodi (eletto nel 1996 e 2006, silurato nel 1998 e 2008), con coalizioni attaccabrighe, con pareri indistinti, con comportamenti ipocriti e con l'ancora palese ascendenza comunista. B. lo sa bene, e si presenta come l'alternativa concreta e gli italiani, si sa, sono pragmatici e se si commuovono all'idea di una nazione multicolore poi votano per il contrasto all'immigrazione.

mercoledì 30 marzo 2011

L’ALTRA META' DEL BUNGA BUNGA


Prendendo spunto da quanto scrisse il signor Fubini il mese scorso sul Corriere, vorrei incunearmi nella questione spinosa presente nel titolo, ma con un diverso punto di vista. I recenti eventi libertini che hanno visto protagonista il signor B. sono stati un ottimo catalizzatore per lo scandalo e il disgusto tra le nutrite fila del femminismo o simil tale. In realtà, il polverone sollevato dalla questione può essere spunto per tante di quelle discussioni che a sceglierne solo una sembra quasi di rinunciare alle vacanze estive per il Natale. Ma tant'è e quindi la domanda che vorrei porvi è: ma ai maschi chi ci pensa? Mi spiego:
Premetto di non essere (o almeno di non credere di essere) sessista in nessun modo e quindi né femminista né maschilista; ma se tutti si gettano a commovente difesa dell'immagine della donna, io vorrei poter fare qualcosa per l'immagine dell'uomo italiano. Certo, è sbagliato e stupido assimilare un popolo a chi lo rappresenta (su le mani chi in cuor suo crede che tutti i libici siano ricchi petrolieri o tutti gli statunitensi laureati ad Harvard), è però un dato di fatto che certi scandali fanno più notizie di altri e che il detto "dimmi chi voti e ti dirò chi sei" è fin troppo facile da applicare in certi casi. E così i maschietti italiani smettono di essere dei giocosi amanti latini e si dirigono a pieni passi verso la nomea di vecchi libidinosi di plautiniana memoria. Insomma, se non tutte le donne, fortunatamente, sono come Ruby Rubacuori, non tutti gli uomini italiani sono come Lele Mora. Eppure i maschi italiani non insorgono, non scendono in piazza, non riempiono i blog e non si presentano disgustati da Santoro. E quindi mi chiedo: perché? No, non è una domanda retorica ma una domanda a tutti gli effetti. Perché il maschio italiano non pare offeso che la sua immagine proposta all'estero sia quella dell'organizzare di pornoparty? Non so darmi una risposta, già lo so, ma voglio riflettere ancora qualche riga da solo e vedere dove finisco. Potremmo prendere la questione dal fianco e prima chiederci: perché le donne italiane insorgono?

Il 13 Febbraio scorso "scendeva in piazzo l'orgoglio femminile" (cfr. Il fatto quotidiano); perfetto, andiamo a vedere perché. Scriveva sempre il Fatto che a milioni le donne scendevano in piazza: "Sull'onda dell'indignazione femminile. […] con slogan chiari, provocatori, in qualche caso particolarmente coloriti. Sempre all'insegna di una rivendicazione semplice: Dignità." Allora una cosa è chiara, le donne si indignano e rivogliono la loro dignità. Va bene, e questo è un punto fermo non da poco. Ma gli uomini? Come si pongono?

Provava a rispondere questa domanda in un editoriale il direttore di Avvenire Tarquinio: "Ebbene sì, se io fossi una donna domenica sarei in piazza. Non per politichetta, ma per amore. E per ribellione del cuore e della mente, da credente e da persona libera".

Perfetto, potrebbe essere così, le donne scendono in piazza per amore e per ribellione del cuore e della mente e se solo gli uomini potessero lo farebbero anche loro. Molto bello, ma io non ho capito cosa vuol dire.

Proviamo con un'altra risposta. Torniamo sul Fatto e leggiamo: "L'Italia non è quella che si legge nelle intercettazioni di Arcore". Ecco, questo mi piace molto. È quello che dicevamo prima. Eppure il mio dubbio, invece che cedere il passo, è sempre più forte. E perché solo le donne? Per fare sesso, siamo crudi, servono almeno due persone e, nel caso specifico del Bunga Bunga, di sesso diverso. Dove sono gli uomini in questa storia? È come se dopo lo scandalo di Monica Lewinsky tutte le stagiste americane fossero scese in piazze per dire che l'America non era quella dei servizietti di Washington e gli uomini avessero pensato "ah, se solo fossi una stagista sarei li con loro adesso." Non so, i conti non tornano.

E allora mi sorge un sospetto. Dunque, le donne sono state chiare e risolute nel dire la loro. Se mai nella loro vita o in un'altra capitasse loro di essere attraenti e ben volute da uomini ricchi e potenti, mai e poi mai sfrutterebbero la loro bellezza per sedurre uno di questi e a maggior ragione mai parteciperebbero alle loro feste private di dubbio gusto. E gli uomini? Loro non sono stati poi così chiari. E quindi mi chiedo, ma se l'uomo italiano, in media, si trovasse in una situazione di ricchezza e potere e trovasse fuori dalla sua porta una ragazza provocante e ben disposta ma un po' opportunista, cosa farebbe? Sbratterebbe la porta scandalizzato o si direbbe che, in fondo, "non c'è niente di male"? O forse sbatterebbe la porta scandalizzato, ma avendo fatto prima entrare la ragazza? Non lo so, ripeto, non ho i mezzi per rispondere e non voglio farlo. Espongo solo il dubbio.

Posso concludere come mi consiglierebbe di fare il buon Marzullo, e quindi mi faccio una domanda e mi do una risposta. Ma io fossi una bella donna "corteggiata" dal premier? Oppure, da uomo, se fossi ricco, potente e "corteggiato"? Sono sincero perché la sincerità è un pilastro di questo neonato blog. Caro lettore, non lo so. Sarei una persona migliore? Non lo so. Com'è una persona migliore? Non lo so. Certo l'idea di avere decine di donne ai miei piedi, suvvia, non è mi provochi completo disgusto e schifato sdegno e allo stesso modo immagino che la facile via di una prestazione per la strada spianata sia una tentazione difficile da combattere. Come diceve la bella e discutibile Monroe "per una donna essere molto molto bella è importante come per un uomo essere molto molto ricco". Ma qui, cari miei, stiamo scoprendo l'acqua calda.

Ma lo chiedo a voi, nella vostra metà di Bunga Bunga, cosa fareste del vostro libero arbitrio?


 

Cordialmente


 

Salutos y dineros.


 

ilcuneo

martedì 29 marzo 2011

LA NATURA DELLE COSE, LE COSE DELLA NATURA



"Ogni giorno l'uomo riempie l'aria di veleni e la terra di rifiuti, tutto in nome del progresso. La natura, però, si ribella.". Questo è un luogo comune di cui mi piacerebbe scrivere e che, con i recenti accadimenti in Giappone, è tornato ad essere più che mai attuale. Quante volte si sente dire qualcosa di simile durante una cena tra allegri compagni o nell'improvvisato salottino pubblico di qualche piccola star del piccolo schermo? Spesso, tra l'altro, in quegli stessi studi televisivi si sente inneggiare al risparmio energetico, invitando lo sprovveduto telespettatore a ricordarsi di spegnere il led della tv prima di coricarsi, il tutto sorridendo alla luce di cinquanta faretti da 220W accessi ininterrottamente per rendere giustizia al sorriso della presentatrice. Un po' come chi inneggia all'animalismo più radicale dimenticando per l'occasione che la componente principale del su incantevole rossetto è il grasso di tanti teneri e innocenti vitellini dagli sguardi languidi.

Ma torniamo a noi. Dunque, il concetto chiave di chi pronuncia la frase di apertura è, a grandi linee, il seguente: "l'uomo maltratta la natura e la natura si ribella". Tradotto in attualese: "il Giappone fa le centrali nucleari e quindi si becca lo Tsunami".

Certo, l'immagine di una Madre Natura pura e potente che, ferita dalle sue stesse creature predilette, rivendica il suo potere scatenando sublimi catastrofi ha un ché di evocativo, ma cerchiamo di fare lo sforzo di riflettere un secondo sull'effettivo contenuto del concetto sopra espresso. Propongo di ridimensionare fin da subito la l'immagine della Natura vendicativa: non voglio sostenere cocciutamente che la scienza è l'unico modo di conoscere la natura delle cose ma che ci sia o no un Spirito della Natura o qualsiasi altra cosa simile, a noi non è dato saperlo e non risulta in nessun modo. È quindi una palese fallacia argomentativa porlo come premessa di un discorso. Procedo quindi sereno nel dire che non ha alcun senso (quanto meno in un contesto di dialogo in cui si vuole raggiungere un'utilità finale) sostenere che la Natura si "vendichi". Le persone si vendicano, le onde no. Certo, anche i primi uomini attribuivano agli dei sentimenti umani; noi però non siamo più i primi uomini e le dottrine teologiche si sono abbastanza affinate quindi, direi, approfittiamone.

Proviamo a riformulare il concetto: "ogni giorno l'uomo inquina e ferisce la natura in nome del progresso, presto o tardi ne subirà le nefaste conseguenze". Tradotto in attualese: "Il Giappone fa le centrali nucleari, e adesso, dopo lo Tsunami, si becca l'acqua radioattiva". Posta in questi termini la tesi sembra avere una valenza, in poche parole chi è causa del suo male pianga se stesso e chi ha voluto il nucleare non si lamenti delle radiazioni. Io, però, proporrei di ritentare un'analisi di questo concetto. Siamo ,a mio parere, davanti ad un errore tanto grossolano quanto grave e con sono certo io, ma Goethe, a disvelare. L'errore, proseguo, è quello di proporre questa dicotomia tra l'uomo e la Natura. Natura è una parola il cui contenuto, per quanto affinato e rivisto è ovvio per chiunque si fermi un attimo a riflettere: Natura è un concetto totalizzate e quindi non c'è nulla che non faccia parte della Natura. Qua bisogna procedere più cauti. Non dobbiamo fare confusione con l'ossessiva differenza tra naturale e artificiale di cui si sente spesso parlare. "Un rimedio naturale contro la cellulite!". Ma scusate un attimo, ma secondo voi Madre Natura, Dio o chi voi preferite, nel portare all'essere la materia ha attribuito ad una certa porzione del Creato la qualità univoca di "rimedio per la cellulite"? Mi sento di rispondere negativamente. È evidente che qualsiasi rimedio per la cellulite è artificiale. Anzi, a ben vedere, l'unica cosa "naturale" qui sarebbe la cellulite. L'aggettivo "artificiale" non significa "non naturale" ma "naturale e manipolato dall'uomo". Ora, essendo l'esser umano una porzione della Natura, tutto ciò che è artificiale altro non è che qualcosa di naturale manipolato da qualcosa di naturale. Un po' come il nido di una rondine o la diga di un castoro anche il nastro biadesivo è una cosa naturale. Ecco quindi che, ritornando a noi, anche le centrali nucleari, i tubi di scappamento, le ciminiere e sacchetti di plastica sono cose naturali. La Natura comprende all'interno del suo concetto anche l'uomo e le sue creazioni. Qualsiasi altro significato del termine è contradditorio e quindi inutilizzabile da chiunque voglia essere preso sul serio.

Io non ho ne i mezzi scientifici o le informazioni basilari per esprimermi sulla correttezza del nucleare o sulle responsabilità degli eventi catastrofici del Giappone, e anzi, non invidio assolutamente chi ha queste responsabilità. Allo stesso tempo, ritengo che eventi come questi siano sicuramente occasioni per riflettere, ma riflettere con un briciolo di metodo e autonomia. Vorrei quindi insistere sul fatto che la costruzione di una centrale nucleare non è una dichiarazione di guerra dell'uomo alla "natura" e che un onda non è una rappresaglia. Noi siamo esseri naturali inseriti in un contesto naturale e quella stessa Natura che noi siamo è, nel nostro linguaggio, una realtà dinamica e violenta che dello scontro con se stessa fa in primo mezzo per la ricerca della stabilità. Se la leonessa per sopravvivere manipola la natura squarciando le carni di un antilope così l'uomo disossa il terreno e costruisce turbine elettriche e una cosa non è più naturale dell'altra. Certo è che, come molte altre specie viventi, se non sapremo trovare il nostro equilibrio nel e con l'ambiente prima o poi spariremo, come Natura vuole. Allo stesso tempo, non credo però abbia senso condannare il progresso per i rischi che comporta; se la leonessa ragionasse così non sarebbe l'animale nobile che conosciamo. Lo scontro e la violenza fanno parte della natura delle cose e in tutte le cose della natura.


 

Grazie della pazienza.


 

Salutos y dineros


 

ilcuneo

lunedì 28 marzo 2011

BLOG MANAGEMENT

Tutti conoscono l'entusiasmo della prime volte. I primi mesi di fidanzamento, i primi giorni di palestra o le prime ore di scuola sono stati entusiasmanti e più o meno stimolanti per tutti. Ora io sto provando l'emozione dei primi post e quindi, visto che nella vita ho tanto tempo libero, perché non scrivere subito un nuovo post? Domanda retorica, in realtà ci sarebbero mille motivi per non farlo ma io lo scrivo lo stesso (questo è il significato della domanda retorica).

Prima mi era piaciuta la tecnica dello "ti spiego il titolo così ho una scusa per scrivere", quindi la uso di nuovo. Perché "blog management"? Perché trovo appassionante questa tendenza meravigliosa di dare un nome anglosassone a tutto ciò che facciamo. Ormai qualsiasi attività (non solo lavorativa) trova la sua identità quando un prete mediatico la battezza col suo nuovo nome anglofono. Ecco quindi che muore il peccatore peninsulare e rinasce il santo cosmopolita. Di esempi ne troviamo ovunque.

"Sai, perché io mi occupo di Social Media Marketing" "Scusa?" "Si, cioè, praticamente, ti spiego, un brand si rivolge a noi e ci espone il suo main problem e la nostra mission è quella di rendere il project il più possibile confident, ovviamente con i canali social media." "Ah, ok, grazie". Capite ragazzi? Non esiste un modo migliore per dire che ci si guadagna il pane allegando dei collegamenti su finti profili di Facebook. Io, personalmente, lo trovo entusiasmante.

Ora, visto che voglio dare lustro alla mia attività, perché non trovare un bel nome anglofono anche a lei? Per di più il linguaggio di internet è di per stesso in lingua inglese, quindi posso dire con orgoglio che da oggi mi occupo di Blog Management. Esatto, avete capito bene, io non sono un semplice blogger, cioè non mi limito a bloggare (termine esistente?), ma sono il vero e proprio manager del mio blog. La differenza è abissale.

Squarciando il velo di ironia, però, vorrei esporre la mia sincera opinione su questa tendenza di rinnovazione social-linguistica. Il mio umile parere è che siamo davanti alla più pericolosa delle globalizzazioni. Ci preoccupiamo terribilmente che l'originale ricetta del pizzocchero brianzolo venga perduta nei secoli, e intanto rinunciamo col sorriso alla nostra stessa lingua per fingerci tutti insieme newyorkesi in carriera. Cosa c'è di più triste, dico io, di un personaggio di Sex and the City? Una persona, dico io, che imita ossessivamente un personaggio di Sex and the City.

(Apro una parentesi: mi sono appassionato alla serie o ho cercato di carpire l'essenza di personaggi così vacui e miseri. Posto che tutto va bene se si vuole è passare una mezz'ora spensierata, tutto ciò che ho scorto nell'anima di quei personaggi mi ha fatto scoprire nuove frontiere della povertà di spirito, e poco di più. Chiudo la parentesi.)

Tornando a noi: non ho nessuna intenzione di scadere nella ricalcata banalità secondo la quale gli Stati Uniti sono il nostro più robusto modello culturale, questo è ovvio. Posso capire che nel momento in cui si prende un popolo a modello ci si prende più o meno tutto, le cose belle e quelle brutte. Ma questa lingua ibrida, nata nei perversi circoli laurenziani rappresentati dagli uffici milanesi delle multinazionali, mi ricorda tanto le nuove ricche borgesi che per essere accettate nei salotti aristocratici alzano il mignolo bevendo il tè. Del resto, va detto, se al netturbino serve il nome di operatore ecologico per ritrovare la sua dignità perché la stessa necessità non può essere ascritta ad un imprenditore, che ora vuole essere chiamato manager, o al direttore, novello Human Resource Manager? Prepariamoci quindi ad una nuove generazione, in cui i bambini potranno spiegare alla maestra che il papà fa in manager e la mamma si occupa di house management e di children coordination.

Grazie dell'attenzione. Attendo impaziente commenti e soprattutto critiche.


 

Salutos y dineros


 

ilcuneo


 


 

NON PRENDETEMI PER IL CUNEO

Il primo post è un po' come il primo bacio: fa schifo, è pieno di errori e ti resta per sempre nel cuore. Del resto da qualche parte bisogna iniziare; io inizio da qui. 
I grandi manuali di scrittura dicono che il titolo va scelto alla fine di uno scritto. Io, quindi, l'ho scelto all'inizio e mi prendo tutte le responsabilità di questa scelta. Inizio quindi col dare le dovute spiegazioni: cosa vuol dire che non voglio essere preso per il cuneo? Il cuneo è la meravigliosa e commovente metafora del mio insano desiderio di scrivere quello che i miei complessi neuronali producono nei momenti morti della mie giornate. Io non voglio, in poche parole, che nessuno prenda il possesso del mio cuneo per riplasmare il mio pensiero e il mio scritto in funzione di una mentalità estranea alla mia.  
Provo a spiegarmi. Avente presente le vertigini? Non quelle poetiche che ti colgono quando incroci lo sguardo dell'amato, ma quelle vere di chi al terzo piano di un palazzo vomita solo all'idea di salire sul balcone. Ecco io non soffro l'altezza ma ho la stessa sensazione sgradevole davanti a chi dice o scrive qualcosa senza avere la minima idea del perché lo stia facendo. Mi spiego? Oddio, magari tu che mi leggi sei una di quelle. Beh, non ti offendere, spesso anch'io sono una di quelle ed è uno degli scopi della mia vita commettere sempre meno volte quell'errore. 
Tornando a noi, mi sono spiegato? Mi riferisco a quegli orrendi luoghi comuni che si possono sentire o in coda alla Coop o nella casa del grande fratello. A volte provo l'impulso irrefrenabile di braccare queste persone e di indagare il loro pensiero. 
Facciamo un esempio: una madre di 55 anni che fa la presentatrice Avon sostiene una tesi di economia politica con la cassiera e dice "Del resto, con la crisi, i giovani non trovano più lavoro e il Governo di certo non li aiuta". 
"Signora aspetti!!" vorrei gridare io "mi spieghi meglio. Mi dica, ma a che punto è la crisi? Che rapporto c'è con l'occupazione giovanile? Cosa dovrebbe fare il Governo? Ho sempre voluto capirci di più." 
Ma ho sempre il sospetto che rimarrei deluso, scoprendo che le signora ripente semplicemente ciò che sentito il giorno prima durante una puntata de "La pupa e il secchione".
Esistono poi realtà ancora più radicate e subdole. Opinioni non nostre, mentalità di altri, quotidianamente escono dalle nostre bocche e dalle nostre penne. Ecco quindi, lo scopo di questo lavoro (se di lavoro si può parlare, e non credo si possa) è di purificare la mia mente da più luoghi comuni, banalità ed ipocrisie possibile, costruendo un opinione che sia davvero la mia e invitando chi mi legge a costruire la sua a dimostrarmi quanto scandalosamente io abbia torto.
Non voglio che nessuno mi prenda per il cuneo, insomma. Voglio vedere cosa succede se penso da solo e scrivo quello che penso. 
Questo è quanto, non insisto su questo punto perché non voglio essere noioso e vorrei essere un po' piacevole da leggere. 
Inoltre, non voglio dire nulla della mia vita perché sono convinto che quello non interessi davvero a nessuno. Una sola note per le donne all'ascolto: sono molto bello, molto single e molto ricco. Vi chiederete, ma perché un uomo così bello e così ricco è ancora single? Sono sicuro che saprete rispondervi da voi.
Ma non tergiversiamo. Ho intenzione di scrivere altri post quindi non sparo tutte le cartucce adesso.
A presto carissime e carissimi.

Salutos y dineros!


ilcuneo