lunedì 28 marzo 2011

BLOG MANAGEMENT

Tutti conoscono l'entusiasmo della prime volte. I primi mesi di fidanzamento, i primi giorni di palestra o le prime ore di scuola sono stati entusiasmanti e più o meno stimolanti per tutti. Ora io sto provando l'emozione dei primi post e quindi, visto che nella vita ho tanto tempo libero, perché non scrivere subito un nuovo post? Domanda retorica, in realtà ci sarebbero mille motivi per non farlo ma io lo scrivo lo stesso (questo è il significato della domanda retorica).

Prima mi era piaciuta la tecnica dello "ti spiego il titolo così ho una scusa per scrivere", quindi la uso di nuovo. Perché "blog management"? Perché trovo appassionante questa tendenza meravigliosa di dare un nome anglosassone a tutto ciò che facciamo. Ormai qualsiasi attività (non solo lavorativa) trova la sua identità quando un prete mediatico la battezza col suo nuovo nome anglofono. Ecco quindi che muore il peccatore peninsulare e rinasce il santo cosmopolita. Di esempi ne troviamo ovunque.

"Sai, perché io mi occupo di Social Media Marketing" "Scusa?" "Si, cioè, praticamente, ti spiego, un brand si rivolge a noi e ci espone il suo main problem e la nostra mission è quella di rendere il project il più possibile confident, ovviamente con i canali social media." "Ah, ok, grazie". Capite ragazzi? Non esiste un modo migliore per dire che ci si guadagna il pane allegando dei collegamenti su finti profili di Facebook. Io, personalmente, lo trovo entusiasmante.

Ora, visto che voglio dare lustro alla mia attività, perché non trovare un bel nome anglofono anche a lei? Per di più il linguaggio di internet è di per stesso in lingua inglese, quindi posso dire con orgoglio che da oggi mi occupo di Blog Management. Esatto, avete capito bene, io non sono un semplice blogger, cioè non mi limito a bloggare (termine esistente?), ma sono il vero e proprio manager del mio blog. La differenza è abissale.

Squarciando il velo di ironia, però, vorrei esporre la mia sincera opinione su questa tendenza di rinnovazione social-linguistica. Il mio umile parere è che siamo davanti alla più pericolosa delle globalizzazioni. Ci preoccupiamo terribilmente che l'originale ricetta del pizzocchero brianzolo venga perduta nei secoli, e intanto rinunciamo col sorriso alla nostra stessa lingua per fingerci tutti insieme newyorkesi in carriera. Cosa c'è di più triste, dico io, di un personaggio di Sex and the City? Una persona, dico io, che imita ossessivamente un personaggio di Sex and the City.

(Apro una parentesi: mi sono appassionato alla serie o ho cercato di carpire l'essenza di personaggi così vacui e miseri. Posto che tutto va bene se si vuole è passare una mezz'ora spensierata, tutto ciò che ho scorto nell'anima di quei personaggi mi ha fatto scoprire nuove frontiere della povertà di spirito, e poco di più. Chiudo la parentesi.)

Tornando a noi: non ho nessuna intenzione di scadere nella ricalcata banalità secondo la quale gli Stati Uniti sono il nostro più robusto modello culturale, questo è ovvio. Posso capire che nel momento in cui si prende un popolo a modello ci si prende più o meno tutto, le cose belle e quelle brutte. Ma questa lingua ibrida, nata nei perversi circoli laurenziani rappresentati dagli uffici milanesi delle multinazionali, mi ricorda tanto le nuove ricche borgesi che per essere accettate nei salotti aristocratici alzano il mignolo bevendo il tè. Del resto, va detto, se al netturbino serve il nome di operatore ecologico per ritrovare la sua dignità perché la stessa necessità non può essere ascritta ad un imprenditore, che ora vuole essere chiamato manager, o al direttore, novello Human Resource Manager? Prepariamoci quindi ad una nuove generazione, in cui i bambini potranno spiegare alla maestra che il papà fa in manager e la mamma si occupa di house management e di children coordination.

Grazie dell'attenzione. Attendo impaziente commenti e soprattutto critiche.


 

Salutos y dineros


 

ilcuneo


 


 

Nessun commento:

Posta un commento